Villa Pisani

Villa Pisani Bonetti partecipa a diverse reti culturali e istituzionali attive sul territorio

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Cenni storici: da Andrea Palladio all’Arte Contemporanea

Nel 1523 Giovanni Pisani, discendente da una delle più antiche famiglie del patriziato veneziano, diventa proprietario dei 1200 campi intorno al fiume Guà nel Vicariato di Bagnolo, nei pressi di Vicenza. Solo nel 1539 il figlio Vettore, ancora giovanissimo, avvia, anche per conto dei suoi fratelli, la valorizzazione del fondo con lavori di bonifica, canalizzazione d’acque e aperture di strade, puntando soprattutto sulla coltivazione del riso.

Per i contenuti di questa sezione si ringraziano la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza e l’Architetto Andrea Mantovani (Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio dell’Università Iuav di Venezia), a cui si devono i testi e la curatela del volume "Villa Pisani a Bagnolo di Andrea Palladio. 500 anni di storia costruttiva" (Bagnolo di Lonigo, 2023), consultabile in loco.
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Il progetto di Andrea Palladio: la villa e il complesso

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Evoluzioni e trasformazioni tra XVII e XXI secolo

Progetto Arte Contemporanea a Villa Pisani  e la vocazione all’Arte Contemporanea

Nel 1542, l’architetto Andrea Palladio progetta per i fratelli Vettore, Marco e Daniele Pisani la villa di Bagnolo: è la sua prima commissione da parte di una delle famiglie più potenti del patriziato veneziano, un salto di scala che gli permetterà, nei due decenni successivi, di progettare ville per le più illustri casate veneziane, come i Contarini, gli Emo, i Cornaro e i Barbaro.

La seconda novità riguarda il linguaggio architettonico: Palladio concepisce un edificio allo stesso tempo monumentale e pratico, organizzando in un disegno unitario la casa padronale, le barchesse, le colombare e le stalle, tutti quegli edifici che nelle ville venete quattrocentesche si affacciavano sulla grande aia centrale senza una precisa disposizione.

Definito il complesso nelle sue linee generali, Palladio si concentra sulla casa padronale. Ne realizza una eccezionale quantità di disegni preparatori e di versioni alternative, rielaborando una fitta serie di suggestioni: da un lato, le grandi rovine di Roma e le architetture di Raffaello, di Bramante e dei Sangallo, ancora vive nella memoria del suo primo viaggio nella città, e, dall’altro, le architetture che Sanmicheli proprio in quegli anni sta realizzando a Verona e a Venezia.

Se la facciata rivolta al fiume parla un linguaggio fortemente veneto, lo spazio interno è invece ispirato alla Roma antica. Qui Palladio introduce un’importante novità nell’organizzazione della pianta: adotta la consueta successione di tre coppie di stanze (rettangolari grandi, quadrate e rettangolari piccole), ma anziché allinearle lungo un unico asse, ruota le due stanze maggiori di 90 gradi verso l’interno. Lo spazio risultante al centro della villa, corrispondente alla sala principale, assume una conformazione a “T”, che permette di introdurre per la prima volta in una villa una volta a crociera, direttamente ispirata alle terme romane e illuminata da una grande finestra termale. Questa soluzione verrà sviluppata nei progetti successivi e segnerà una nuova stagione nell’architettura palladiana.

Tra il 1544 e il 1562 vengono ultimati i lavori di ristrutturazione della corte vecchia, con la (ri)costruzione della barchessa di fronte alla villa, che occupa l’intera larghezza del cortile.

Le fonti testamentarie descrivono un complesso articolato: due barchesse collegate e disposte ad “L”, con portici ad arcate, e due torri colombare alle estremità. La casa padronale, affacciata sul fiume, è circondata da mura, con due accessi laterali e un ampio portale che conduce all’ “Arra grande”, il brolo dei Pisani. Lungo il Fiume Nuovo, il Guà, si trovano invece due mulini, uno a monte e uno a valle del ponte, completando il sistema produttivo della villa

Le esigenze produttive del fiorente commercio del riso portarono in seguito alla costruzione di altre enormi barchesse, le cosiddette “barchesse grandi”, e di edifici per la lavorazione del cereale (pilerie) sui terreni ad ovest della corte padronale, realizzati tra il 1564 e il 1573.

Nel 1574 i tre fratelli Pisani si dividono i beni di famiglia: la corte vecchia viene assegnata a Daniele Pisani, che la lascia in eredità al fratello Marco. Alla morte di quest’ultimo, nel 1601, i possedimenti vengono ceduti a due enti religiosi, i Cappuccini di Lonigo e L’Ospedale dei Mendicanti di Venezia, che pochi anni dopo li vendono all’incanto, avviando il frazionamento dell’enorme lotto in tre parti.

Nel 1816 un fulmine provoca l’incendio delle barchesse grandi, ricostruite l’anno successivo per volontà della contessa Chiara Pisani.

Nel 1850 la famiglia Pisani riesce a riscattare l’intera proprietà, compresi gli edifici passati alle famiglie Donà e poi Grimani. Tre anni dopo, con il matrimonio tra Cornelia Pisani, erede di Vettore, e Francesco De Lazara, i beni confluiscono nel patrimonio dei De Lazara Pisani, includendo la villa di Bagnolo, il palazzo di Lonigo e tutti i fondi agricoli circostanti.

Tra il 1882 e il 1922 le frequenti piene del fiume Guà rendono necessari interventi di innalzamento delle arginature a protezione della villa. Nel 1900 la risaia di Bagnolo era stata soppressa per ragioni sanitarie e nel 1926 terminail giuspatronato dei Pisani sulla chiesa di Bagnolo.

Il 25 aprile 1945 un bombardamento aereo distrugge le barchesse grandi a ovest del complesso: crollano le coperture lignee ottocentesche e parte del colonnato dorico, mentre resta in piedi solo parte del portico palladiano del corpo di ponente. Nell’immediato dopoguerra, i De Lazara Pisani avviano l’opera di ricostruzione e, a causa delle ingenti spese, riedificano la sola ala occidentale, lasciando sul lato nord le basi delle colonne come testimonianza della costruzione distrutta.

Nel corso dei secoli, la villa è stata inoltre oggetto di numerosi interventi di restauro, spesso orientati al tentativo di restituire un supposto “antico splendore” sulla base dell’interpretazione de I Quattro Libri dell’Architettura, modificando quanto effettivamente realizzato nel Cinquecento. Alla fine dell’Ottocento, ad esempio, l’ingegnere Giovanni Carraro propose di aggiungere al prospetto ovest dell’edificio il pronao raffigurato nelle xilografie del trattato, nella fallace convinzione che la fabbrica fosse rimasta incompleta. Tra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento vengono eliminate le stratificazioni ottocentesche – tra cui il ballatoio della sala centrale al piano nobile – nel tentativo di ricostruire l’assetto cinquecentesco. Nel 1989 la scala del prospetto verso il cortile, probabilmente originale, viene sostituita con una nuova soluzione desunta dalle pagine del trattato.

Nel 2021 alcuni lavori nel lato sud-ovest del giardino hanno portato alla scoperta di alcune tracce di fondazioni murarie che confermano la presenza della barchessa palladiana sul fondo della corte vecchia. Il confronto tra mappe storiche, documenti d’archivio e analisi delle murature ha permesso di definirne meglio forma ed estensione, confermando l’esistenza di due ambienti quadrati e voltati con fondazioni in pietra, e offrendo, al tempo stesso, l’opportunità di comprendere in modo più completo il progetto originario del Palladio.

Nel 2000 la villa diviene proprietà di Manuela Bedeschi e Carlo Bonetti, inaugurando una nuova fase nella vita del complesso, caratterizzata da una crescente attenzione alla valorizzazione culturale del sito e da una specifica vocazione all’arte contemporanea.

Attraverso l’impegno della famiglia Bonetti – Carlo, Manuela e il figlio Matteo – nel corso degli ultimi decenni la villa si è progressivamente affermata come luogo in cui patrimonio storico-artistico, vita familiare e ricerca artistica contemporanea convivono in un dialogo continuo. Una dimora rinascimentale, vissuta e abitata, che oggi accoglie eventi e iniziative culturali di varia natura, dalle mostre d’arte contemporanea, alla musica e al teatro.

Artista essa stessa, Manuela Bedeschi ha inoltre scelto di collocare all’interno della villa il proprio studio d’artista, contribuendo a rafforzare questa relazione continua tra dimensione privata, eredità storico-artistica e mondo contemporaneo.

Villa Pisani Bonetti rappresenta pertanto un unicum nel suo genere: un luogo di stratificazione plurima, legata sia ai diversi momenti storici della vita dell’edificio con tutto il suo portato di valori iconici e simbolici, sia alle iniziative culturali e agli interventi d’arte contemporanea concepiti in stretta correlazione ispiratrice con esso. In particolare, con il progetto Arte Contemporanea a Villa Pisani promosso dal 2007 dall’Associazione Culturale Villa Pisani Contemporary Art, in collaborazione con la galleria A arte Invernizzi di Milano, con il coordinamento scientifico di Luca Massimo Barbero e un programma di mostre a cura di Francesca Pola.

Dal 2023 è inoltre attiva una collaborazione tra l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e il suo Centro Europeo di Ricerca di Storia e Teoria dell’Immagine - ICONE, l’Associazione Culturale Villa Pisani Contemporary Art e la start-up company RAD HUB S.r.l., per un progetto dedicato alle potenzialità delle tecnologie abilitanti per la conoscenza, condivisione e valorizzazione di questo patrimonio di significati, finanziato dall’Unione Europea – Next Generation EU (Missione 4, Componente 2).

Ulteriori materiali di approfondimento

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